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Il grasso usato nelle fritture che non viene raccolto può finire nelle vie di scarico inquinando l’ambiente o riutilizzato nella catena alimentare umana o animali. Un contributo economico da parte delle aziende produttrici di olio per uso alimentare è fondamentale per la funzionalità del Consorzio.
Urge un Decreto. A lanciare il grido di allarme è il C.O.N.O.E., Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento Oli e grassi vegetali ed animali Esausti, ciè quelli utilizzati nel processo di cottura.
“Ogni anno si producono oltre 50mila tonnellate di olio e grassi fritti, ma la via legale del Consorzio ne passa solo la metà. Siamo sicuri che l’altra metà non venga rimessa nella catena alimentare a gravissimo rischio per la salute umana e dell’ambiente?” A porsi l’inquietante interrogativo è Edi Sommariva, Presidente del Consorzio e Direttore Generale di FIPE-Confcommercio, a margine dell’Assemblea annuale C.O.N.O.E., che si terrà a Roma il 14/06/2004.
Il C.O.N.O.E., costituito ai sensi dell’art. 47 del D.lgs. 22/1997, a cui FIPE aderisce come socio, svolge essenzialmente una funzione di controllo sulla raccolta e sull’utilizzo del prodotto diventato tossico per l’alimentazione, da rivendere alle industrie di depurazione che a loro volta lo cederanno ad altre per la produzione di biodiesel, cosmesi, recupero energetico, etc.. .
Il C.O.N.O.E. chiede al Governo di riscrivere il Decreto che fissi il contributo di riciclaggio a carico dei produttori di oli per uso alimentare. Solo così il Consorzio potrà continuare a svolgere al meglio la funzione di controllo e consentire un miglior prezzo di mercato. Una norma in tal senso era infatti già stata approvata nel 2002, ma era stata impugnata da alcune aziende produttrici di oli e sospesa dal Consiglio di Stato per una sua “migliore riformulazione”. Il timore del C.O.N.O.E. è che lo stato di sospensiva si protragga a lungo e senza un intervento governativo che coinvolga a livello finanziario anche le imprese produttrici di oli alimentari, il Consorzio – con la sola forza economica di mercato – non riesca ad espletare fino in fondo la funzione di controllo sulla filiera, mettendo a rischio l’ambiente e la salute.
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